In un recente articolo sul Fatto Maria Rita Gismondo afferma che: “La scienza non possiede intenzioni proprie: è uno strumento”. Si intende qui la Scienza tecnologicamente applicata e non la conoscenza perché questa è consostanziale all’uomo. Secondo Gismondo la Tecnologia è in sé e per sé avalutativa, dipende cioè dal modo in cui viene applicata. La Tecnologia non è mai innocente, dipende dal modo in cui viene applicata, di questo si rende conto anche Gismondo quando afferma: “La Scienza ha dato all’uomo un potere che supera la sua capacità di gestirne pienamente le conseguenze”. Il fatto è che quando uno scienziato pone in essere un’innovazione che sembra utilissima non è in grado di valutarne le varianti che mette in circolo. E’ la questione fondamentale della ambiguità della Scienza tecnologicamente applicata, così ben centrata da Martin Heidegger in “La questione della tecnica” del 1953. Heidegger è stato l’ultimo vero filosofo occidentale, per non parlare dell’Italia, dove è impossibile considerare filoso quel gonfio di Massimo Cacciari, chi abbia voglia e tempo di triturarsi le palle legga “L’Angelo necessario”. Più valido se mai è Gianni Vattimo col suo “pensiero liquido”. Ma comunque sono frattaglie, del resto l’Italia non è mai stata forte nel pensiero speculativo, in tanti secoli ha espresso solo Giambattista Vico coi suoi “corsi e ricorsi” che è una sorta di scimmiottatura anticipatoria ed involontaria dell’” Eterno ritorno dell’identico” di nietzschiana memoria. L’italiano è stato grandissimo nell’estetica perché nasce fra cose belle, ma non è profondo. Mentre Michelangelo e Raffaello dipingevano le meraviglie che dipingevano, che erano il massimo della bellezza estetica, più o meno nello stesso periodo Hieronymus Bosch e Luca Cranach anticipavano Freud e la psicanalisi. La grande introspezione psicologica è nordica (si pensi anche al Settimo Sigillo di Bergman e a tutta la sua opera) mentre il nostro Sud, penso soprattutto a Napoli e alla sua casinistica e simpatica caciara, si distingue per un disinvolto tirare a campare (“Francia o Spagna perché se magna”, ma questo riguarda l’Italia intera). E’ ovvio che se tu vivi fra i ghiacciai nordici, fra pinguini e foche hai molto più tempo per pensare. Da questa classificazione sfugge però Leonardo Da Vinci che, col suo eclettismo-scienziato, filosofo, architetto, pittore, scultore, disegnatore, trattatista, scenografo, matematico, anatomista, botanico, musicista, geologo, ingegnere e progettista-- non può essere inquadrato in nessuna di queste ( in termini ippici è l’Hadol du Vivier della situazione).E’ la sorte di alcuni, pochissimi, geni dell’umanità, fra cui Nietzsche, filologo, filosofo, poeta, aforista, giornalista, polemista (“Sono nato postumo”).
C’è però un’altra considerazione da fare: come osserva lo storico Carlo Maria Cipolla la Tecnologia come risolve un problema ne pone altri dieci, ancora più complessi. Quindi la Tecnologia ci costringe ad avvitarci in un giro vizioso senza fine. Altro che essere indifferente.
Più cauti furono in questo senso gli antichi Greci. Attraverso i loro formidabili matematici, Pitagora e Filolao tra gli altri, e i loro filosofi, avrebbero potuto costruire, soprattutto i pre-socratici, Talete, Anassimandro, Anassimene, macchine molto simili alle nostre, ma ritenevano che l’hybris dell’uomo avrebbe provocato, lo dico nei loro termini, la phthonos theòn, cioè l’invidia degli Dei e quindi l’inevitabile punizione.
Certo, nemmeno i Greci, avrebbero potuto arrivare al digitale e all’Intelligenza Artificiale. E sarebbe stato solo un bene anche perché L’Ai toglie all’umano una delle sue caratteristiche essenziali: l’intuizione. Per questo gli indigeni delle isole Andamane, non ancora civilizzate, per loro fortuna, si sono salvati durante il maremoto del 2004, mentre gli andemanensi ‘civilizzati’ sono morti come in tutte le altre isole dell’arcipelago. C’è un aneddoto significativo: l’isola di Sumatra stava più o meno nell’epicentro del maremoto. A un certo punto il guardiano di un faro, provvidenzialmente alto, vede che tutti gli animali si misero a correre verso la collina, gli uccelli smisero di cinguettare. Lui guardò il mare e non capiva: in quel momento era calmissimo. Evidentemente gli animali, e con loro gli indigeni, avevano sentito per istinto che c’era qualcosa che non quadrava.
Nietzsche, filologo prima che filosofo, era contrario a Socrate e Platone perché, con la loro intelligenza lineare, molto simile a quella dell’Intelligenza Artificiale, avevano compresso e soffocato ciò che di più autentico c’è nell’essere umano, l’istinto, ed è la situazione in cui viviamo tutt’oggi.
Il Fatto Quotidiano, 24.05.2026
Xi Jinping, accogliendo Donald Trump a Pechino, ha citato, tra l’altro, la “Trappola di Tucidide”. The Donald, da “miles gloriosus” quale è, si è accontentato dell’accoglienza in pompa magna. Credo che non sia possibile immaginare personaggi più diversi. La figura quasi stilizzata, quasi ascetica, di Xi e il debordante e volgare The Donald.
Dipartimenti di greco e latino sono sorti nelle università cinesi e Platone, che criticava la democrazia ateniese, è stato arruolato dal Partito per dimostrare che il moderno sistema politico occidentale è una forma di governo inadeguata. Xi afferma di aver letto Petrarca, Marx e Dante, il padre della lingua italiana con robuste iniezioni del linguaggio meridionale sotto il regno dell’illuminato Federico II di Svevia. Gli americani sono incolti in tutto culturalmente e persino geograficamente. Bill Clinton, quando gli Stati Uniti attaccarono la Serbia, per illustrare ai cittadini yankee dove fosse mai questa misteriosa Serbia dovette stendere sulla parete una mappa e con una bacchetta, come un maestro elementare, indicarne la localizzazione.
Ma se gli americani, in linea generale, sono incolti, quando sono colti sono coltissimi, non a caso la loro meta di viaggio preferita in Europa era Firenze, di cui i nostri padri fondatori, torinesi, da Cavour in su o in giù volevano fare la capitale d’Italia. Purtroppo per motivi di centralità geografica e non per motivi di cultura scelsero Roma, la ‘città Eterna’, con tutte le conseguenze che conosciamo. Perché Roma è una cozza che assorbe il peggio del Sud senza introiettare la laboriosità, anche eccessiva, del Nord. Intendiamoci: il voyage en Italie era costume nell’Ottocento di tutti i grandi intellettuali europei da Goethe a Stendhal. Stendhal però non amava particolarmente Firenze, troppo compatta nel suo stile, preferiva la Milano dei Navigli. Il linguaggio colto ha residui anche in Matteo Renzi, o meglio residuava, quando era ancora sindaco di Firenze e non gli era ancora venuta la smania di fare il politico a tempo pieno. Ho assistito ad una sua conferenza, quando governava Firenze, e ne fui affascinato. Renzi è tuttora un formidabile battutista, per questo, oltre che per la sua ignoranza di fondo, ha difficoltà a esprimersi in inglese, lingua che nonostante sia ormai di uso universale gli è ostica.
Gli americani colti fino a non molti decenni fa frequentavano le Giubbe Rosse e Paszowski, i locali dove sono passati i maggiori artisti ed intellettuali dell’epoca, da Giuseppe Prezzolini a Giovanni Papini ad Ardengo Soffici ad Aldo Palazzeschi a Filippo Tommaso Marinetti a Dino Campana a Corrado Govoni a Umberto Boccioni a Carlo Carrà a Ottone Rosai a Eugenio Montale a Elio Vittorini fino a Carlo Emilio Gadda, nella maggioranza futuristi in grande anticipo su quei tempi. Quando non si aggiravano tra quei locali si fiondavano alla Biblioteca Nazionale di Firenze, la più fornita d’Italia, dopo quella di Roma. Anche se la Nazionale di Firenze ebbe il torto gravissimo di rifiutare l’archivio di Giuseppe Prezzolini che, oltre ad essere quell’uomo straordinario che era, avendo vissuto cent’anni aveva conosciuto tutti, compreso Benito Mussolini. L’archivio Prezzolini fu quindi incamerato dagli svizzeri che sono molto meno coglioni di quanto normalmente li facciamo.
In un certo periodo, poiché la mia fidanzata fiorentina era malata e le visite erano regolamentate, avevo molto tempo per girare. Mi fiondai alle Giubbe, ma non trovai nessuno di quegli americani colti. I pochi artisti rimasti si erano trasferiti all’Arco di San Piero, meno “pulitino” ma più losco come piace a me. All’Arco, insieme a Fabio Canessa, docente di lingue classiche prima a Piombino, poi a Roma e di passaggio anche consigliere di Sgarbi quando era sottosegretario alla cultura, incontrammo Aldo Busi, poteva mancare in un posto del genere? Dico che Canessa è 'ubiquo' perché in qualunque città d’Italia tu vada trovi Canessa. Busi gli fece un culo quadro perché non aveva lodato a sufficienza una delle sue opere, “Seminario sulla gioventù” e Canessa, compìto lo ascoltava in piedi, come un soldatino di piombo. L’omosessualità ha giocato un brutto scherzo ad Aldo Busi perché l’omosessualità è bella, almeno esteticamente, quando si è giovani e dalla parte della preda, quando si passa a quella dei predatori le cose cambiano radicalmente. Aldo Busi, che si considera, esagerando come suo costume, il più grande scrittore italiano del Novecento, ma se non è il più grande è certamente un intellettuale di primissimo ordine, si è, dopo aver viaggiato per il mondo, ritirato nella sua cittadina di origine, Montichiari, nel bresciano. Abita, se è ancora viva, con la madre e ha perso il suo punch. Perché uno dei grandi problemi degli omosessuali, da Pasolini in su o in giù, è il rapporto con la madre: o eccessivamente protettiva, come di consueto, o troppo distante.
Ma torniamo alla Cina, all'Europa e agli Stati Uniti. Cina e Grecia sono due culture antichissime che viaggiano in parallelo anche se non hanno mai avuto contatti diretti, a parte il viaggio di Marco Polo. Il fatto singolare è che pur non avendo contatti esprimano concetti molto simili. Eraclito, il più grande filosofo greco, forse il più grande di tutti i tempi, è lontanissimo dal buddhismo con la sua idea di reincarnazione, poiché in Eraclito non c’è nessuna idea di reincarnazione, c’è solo una inspiegabile energia che sempre si espande e sempre si restringe, anticipazione della teoria scientifica Big Bang e dell’“Eterno Ritorno” nietzschiano. Aggiunge Eraclito: “Tu non troverai i confini dell’Anima, per quanto vada innanzi, tanto profonda è la sua ragione” e “Questo mondo, che è lo stesso per tutti, nessuno degli Dei e degli uomini l’ha creato, ma fu sempre, è e sarà fuoco eternamente vivo che con ordine regolare si accende e con ordine regolare si spegne”. Ad Omero che si augurava “Possa la discordia sparire fra gli Dei e fra gli uomini” Eraclito replica:” Omero non si accorge che egli prega per la distruzione dell’universo; se la sua preghiera fosse esaudita tutte le cose perirebbero” (altri tempi, altri polemisti). Eraclito, di fatto, afferma l’impossibilità di raggiungere una qualsiasi Verità.
L’America, paese giovane, con una storia relativamente recente, non ha nessuna idea della cultura greca e le è lontanissima, ma ci sono intellettuali americani, come Graham Allison, politologo della Harvard Kennedy School, appartenente quindi agli americani coltissimi, che è stato il primo a fare la metafora della “Trappola di Tucidide”: il riferimento è alla narrazione dello storico ateniese della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta (431-404 a.C.) innescata dall’ascesa di una potenza, Atene, che spaventò l’altra, Sparta, a tal punto da scatenare lo scontro che devastò la civiltà dell’epoca. La metafora della Trappola serve a Xi per ammonire l’America a non superare la linea rossa di Taiwan. Ma la metafora di Tucidide non serve solo ai cinesi, serve, e forse soprattutto, a noi occidentali, perché Atene aveva appena finito di convertire con la forza le altre poleis greche alla democrazia che sparì, a favore di altre forze emergenti, più circoscritte, come potrebbero essere oggi la Turchia, gli Emirati e persino l’Iran.
Il Fatto Quotidiano, 20.05.2026
Il prossimo Presidente della Repubblica italiana sarà Pier Ferdinando Casini, l’eterno Pierferdi. Accetto scommesse. In termini ippici lo do 3 a 1, che è la quotazione che si dà a cavalli che non sono favoriti ma potrebbero anche farcela, oppure quando il gruppetto dei favoriti è troppo folto. Se fosse stato un cavallo Pierferdi sarebbe stato sicuramente un galoppatore e non un trottatore. Perché a volte il trottatore perde il passo e la misura, “rompe” come si dice in gergo, il galoppatore no. Il galoppatore ha difficoltà solo nelle corse ad ostacoli, ma Casini, oltre a non perdere mai la misura è abilissimo nell’evitarli, o se si preferisce, nel saltarli.
E’ stato Presidente della Camera ed ha accumulato molte altre presidenze nella politica europea, ma non è mai stato ministro. E’ un uomo di rappresentanza. Nell’approccio, non solo politico, ma umano è aiutato dalla sua nascita bolognese, ma oserei dire che è più emiliano che romagnolo, perché la volgarità che c’è a volte nei romagnoli è stemperata, in lui, da venature emiliane.
Pierferdi è il classico politico, ma anche uomo, di “centro”, non a caso è stato doroteo, cioè la corrente centrista della Dc che riusciva a tenere insieme le tante anime di quel partito. Mi piace anche, e proprio perché è un democristiano puro sangue e perché la Dc è il partito che ha governato meglio il nostro Paese finché è esistita.
Visto che parliamo di cavalli mi piace ricordare Jamin, un trottatore francese figlio di un galoppatore che in un famoso Grand Prix d’Amerique rese 50 metri a Tornese (il Varenne dei suoi tempi) a sua volta figlio di un galoppatore, Tabac Blonde. Alla faccia di Vittorio Feltri che è contrario a tutte le immigrazioni e alle mescolanze di sangue gli incroci sono importanti, non solo nell’ippica ovviamente, ma nella vita e nell’incontro delle diverse culture.
Ma forse il più grande avrebbe potuto essere il trottatore francese Hadol Du Vivier che Luigi Gianoli. Nel suo libro “Il Trottatore” (1978, Editore Longanesi) così descrive: “Dal trotto d’una facilità e d’una semplicità estrema, rotondo, né troppo radente né troppo rilevato, rotolante come uno che dipani con sicurezza ma senza fretta un gomitolo di lana. E tutto questo senza una goccia di sudore, rientrando in scuderia col respiro già normale”. Hadol era un prototipo, un fuoriclasse da Formula 1, se possiamo agganciarci all’automobilismo sportivo. Aveva il petto ampio del normanno e i garretti da levriere dei migliori trottatori americani. Poiché il paradosso insegue tutte le cose ippiche oltre che umane, Hadol, per una sciagurata decisione del suo driver, Jean-René Gougeon, che con la febbre lo presentò ugualmente al Grand Prix D’Amerique, si ammalò di un’ostruzione alla trachea. Ora l’Amerique, la più importante corsa di trotto del mondo, si corre a Parigi d’Inverno. E Parigi, d’inverno, è il polo del freddo. Quando Hadol veniva superato da cavalli che aveva sempre battuto si leggeva nei suoi occhi e nel suo comportamento imperiale lo stupore. Non sopportando questa situazione si suiciderà, perché i cavalli non sono animali particolarmente intelligenti, ma molto sensibili.
Ma torniamo a Pierferdi, inteso non come cavallo, ma come uomo. La sua fedina penale è pulitissima. Mai un processo. Nessuna contiguità, a differenza di Berlusconi o di Mattarella, con ambienti non dico mafiosi, ma semplicemente malavitosi.
Pierferdi è un cattolico, ma un cattolico open mind, un regista e non potrebbe essere diversamente visto che è stato allievo di Forlani che nella Vis Pesaro ricopriva, da professionista, il ruolo appunto di regista. E per la verità, così come Andreotti, non ci ha mai rotto i coglioni con i suoi figli, ne ha quattro.
Infine un aneddoto personale: ero imputato a Palermo per diffamazione. Mi serviva la testimonianza di Casini che non ho mai conosciuto personalmente e a tutt’oggi non conosco. Gli telefonai e Casini venne fino a Palermo a rendere questa testimonianza che in realtà era contro i suoi stessi interessi. Mentre Silvio Berlusconi si è fatto venire di tutto, dall’” uveite” al mal di denti, per non comparire davanti ai magistrati. Un’onestà intellettuale, quella di Pierferdi, rara in questo Paese.
Casini, che oggi ha 70 anni, è un bel ragazzo, né troppo giovane, ma soprattutto non troppo vecchio, liberandoci così da una serqua di Presidenti della Repubblica geronti ottuagenari, da Pertini a Ciampi a Napolitano all’attuale Mattarella.
Pierferdi è un uomo di qualità, senza averne alcuna. Un perfetto Presidente per la Repubblica italiana.
Il Fatto Quotidiano, 18.05,2026